Gigliola Staffilani, dal piccolo paese di Martinsicuro (Teramo) al MIT di Boston!
Da piccola la famiglia non aveva intenzione di sostenerla negli studi, la povertà l’avrebbe destinata ad arrangiarsi facendo una vita anonima in fattoria, magari sposando un uomo benestante. Ma lei aveva un sogno. Una grande passione per la matematica ed un talento fuori dal comune. Grazie al fratello riuscì ad iscriversi al liceo dove divenne una vera e propria star grazie alla sua abilità a risolvere qualsiasi problema. Dopo il diploma, scalpitava, voleva l’Università, altri problemi matematici a cui dedicare il suo tempo. Ma la madre si impuntò :”Non abbiamo soldi…dovrai fare la parrucchiera!”. Ma lei la spuntò anche stavolta. Riuscì ad avere una borsa di studio all’Università di Bologna. Seguirono anni difficili, con i pochi soldi a disposizione dovette vivere fino alla Laurea in un convento di suore (ma è un destino che tocca in sorte a parecchie menti fuori dal comune, vero occhio nero ?
….)
Poi incontrò il solito americano buono che la incoraggiò a fare domanda per un dottorato a Chicago. Dopo il primo emozionante volo verso gli States scoprì che non avrebbe potuto restarci per molto. Non aveva superato il test per l’apprendimento della lingua inglese. Per così poco, direte voi…ebbene lo pensò anche lei. “Per così poco…datemi un’altra possibilità, vi dimostrerò che finchè ci saranno formule sulle lavagne io riuscirò a sopravvivere!”. Disse così. Restò per un pò, lavorò finchè potè, ma senza avere superato il test d’inglese non poteva ricevere stipendio, quindi si decise in lacrime a chiamare l’aeroporto per prenotare il biglietto d’addio al suo sogno. Una scena straziante e commovente allo stesso tempo. Lei aveva dimostrato di essere in gamba. Meritava un’altra possibilità! Era ancora al telefono, piangente, quando un professore si trovò a passare di lì…ma non era un professore qualunque, era Paul Sally, un professore leggendario. Ed un grande uomo. Le disse di riattaccare il telefono, di andare nel suo ufficio e di intascare senza fiatare un assegno da 1000 dollari. E poi dice che i miracoli….
Grazie a quei soldi riuscì ad avere la possibilità che cercava. Si diede da fare ed iniziò a farsi strada. Il suo talento e la sua caparbietà la portarono ad avere grandi riconoscimenti, a lavorare a Princeton ed attualmente al Mit di Boston, dove è l’unica professoressa di matematica pura del dipartimento (e quotidianamente imbratta lavagne e lavagne di formule incomprensibili…).
E tutti vissero felici e contenti.
Buona notte.
Liberamente (ma non troppo), tratto da questo articolo, dopo aver letto un post dell’ottimo blog di Marco Cattaneo delle Scienze.
Occhio blu

Che bello leggere di domenica mattina una favola dolce…
Grazie per il riferimento all’occhio nero..in effetti quando si lavora fuori dal comune di residenza, spesso si sceglie un piede a terra più vicino e spesso si finisce in un convento! Hehe..tu che giochi tanto con le parole devi anche sorbirti questa insipida battuta! Comunque il mio convento guarda verso una guglia in una bella piazza nel cuore della città, ed è sempre un’emozione..
In onore a questa domenica di favole, possiamo anche permetterci di farci coccolare un pò dalle idee, dalla voce calda di Vecchioni, dalla semplicità dei nostri sogni. Il sole di Maggio ci aiuterà
http://www.youtube.com/watch?v=ElyZQsvfEBg
Ciao
Il tuo occhio nero
Caro occhio nero, la mente è e resta fuori dal comune. Lascia stare la residenza e battute annesse e, soprattutto, lasciati pregare! (visto che siamo in tema…)