Gensil’s Weblog

Il blog con un occhio nero e l’altro blu

L’ora più solare per me (Alda Merini) giugno 28, 2008

Filed under: Uncategorized — gensil @ 7:41 am

L’ora più solare per me
quella che più mi prende il corpo
quella che più mi prende la mente
quella che più mi perdona
è quando tu mi parli.

Sciarade infinite,
infiniti enigmi,
una così devastante arsura,
un tremito da far paura
che mi abita il cuore.

Rumore di pelle sul pavimento
come se cadessi sfinita:
da me si diparte la vita
e d’un bianchissimo armento io
pastora senza giudizio
di te amor mio mi prendo il vizio.

Vizio che prende un bambino
vizio che prende l’adolescente
quando l’amore è furente
quando l’amore è divino.

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8 Responses to “L’ora più solare per me (Alda Merini)”

  1. raffrag Says:

    Ora, occhio nero, lo so che questa fa coppia con Porta vagnu, e per un chimico due coincidenze sono una certezza. Anzi tre, c’è anche la luna alla quale ti sei abbandonata. E cosa c’è di più bello della pazzia di Alda Merini per gridarlo al mondo?

  2. raffrag Says:

    Ma c’è anche il modo di Nazim Hikmet. L’altro modo…

    Il più bello dei mari
    è quello che non navigammo.
    Il più bello dei nostri figli
    non è ancora cresciuto.
    I più belli dei nostri giorni
    non li abbiamo ancora vissuti.
    E quello
    che vorrei dirti di più bello
    non te l’ho ancora detto.

  3. gensil Says:

    Non ci crederai, ma questà è di Hikmet la mia preferita.
    Non ci crederai, ma mi è venuta in mente domenica scorsa, l’ho cercata per rileggerla.
    Sono già all’altro modo?

  4. raffrag Says:

    I poeti
    d’altri non hanno futili parole
    solo ascosi alfabeti.

  5. raffrag Says:

    Ah, scusa, dimenticavo. Hanno pure quattro più in comune.

  6. gensil Says:

    Raffrag..
    questa mi sfugge..
    help!

  7. raffrag Says:

    Beh, io credo che l’una poesia richiami l’altra perché in entrambe l’avverbio ‘più’ ricorre quattro volte. Semplice, no?

  8. raffrag Says:

    Ora, in questo post d’autore, tento di suggerire nuove strade con un omaggio al mio preferito:

    Nell’aria fresca d’odore
    di calce per le nuove case,
    un attimo: e più non resta
    del tuo transito breve
    in me che quella fiamma
    di lino – qull’istantaneo
    battito delle ciglia,
    e il panico del tuo sorpreso
    – nero, lucido – sguardo.

    Giorgio Caproni


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