Gensil’s Weblog

Il blog con un occhio nero e l’altro blu

sangue ancora settembre 19, 2008

Filed under: Uncategorized — gensil @ 7:26 am

Al Duomo aspettano il “miracolo” del sangue..

e intanto ancora sangue nella nostra terra…

Quella di ieri mi ha fatto ORRORE più di tutto..

http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria.html

 

Fra tutte, quella transitiva è la più carina settembre 13, 2008

Filed under: Uncategorized — gensil @ 12:23 am

E’ notte fonda e io gironzolo ancora per casa, quindi, perdonate la punteggiatura selvaggia e confusa! Ho perso il sonno, “oscillo al canto” di Paolo Conte (mannaggia, per una vocale!), musica che mi ha regalato il mio amico Mario in questo bel pomeriggio. Brindisi cioccolatoso, abbiamo “transitato” o “transitivitato” a lungo per le vie del centro. Dolce omaggio quello dell’amico Mario, dolce gesto. Mancava il medio proporzionale, ma era con noi. E’ lui, che poi è il mio altro occhio, quello blu, che ha fatto da ponte a quest’esplosione felice di proprietà transitiva. A è amico di B, B è amico di C, allora A è amico di C. Facile no? E allora buona musica a tutti, buoni incontri a tutti, buona proprietà transitiva a tutti! In questo periodo va avanti rapida, anzi che dico, stravolge tutto e tutti, incroci sui blog, contatti miscelati, Porta Vagnu e Caproni, aforismi di Ceronetti e Aristotele, “il caffè è appena arrivato” e Bergonzoni. Scivola nel brillante diario in nero di una molenskine e galoppa a gran velocità, da Roma, spettacolo di cabaret a Trastevere e Trivial Pursuit in serate leggere e spensierate, al concerto di Stefano Bollani, da Londra alla Sardegna passando per Creta, con il magico trio “musone”, e sosta a Saragozza, da Genova, miele, pandolce e cachimela, a Pevugia (con la evve moscia), da feste con antichisti e fimmisti insieme, a tutte le chiacchere in tutti gli autobus del mondo. Evviva Angelino, Evviva la Sita, Evviva la Vita!

 

Epicari settembre 7, 2008

Filed under: Uncategorized — gensil @ 1:39 am

Non so nemmeno io come mi sia venuto in mente questa notte. Avrei voluto scrivere un post sulla Sardegna, terra del cuore, o sulla “prigione eterna di Asterione”, Creta. E invece, a distanza di anni, mi è venuta in mente lei, Epicari. E così ho cercato in fretta i versi. Li ho trovati. E’ stato emozionante rileggerli. Per lei, per Epicari, ma anche perchè mi sono rimbombate nella testa le parole del caro Professor Pasquale Cervo, quando ce li leggeva, con gli occhi azzurri, piccoli e commossi.

Tacito, Annales, Liber XV, 57

La fine di Epicari

E nel frattempo Nerone, quando si ricordò che Epicari veniva tenuta in prigione per l’accusa di Valerio Proculo e pensò che il corpo di una donna non sapesse sopportare bene il dolore, ordinò di torturarla. Ma nè le percosse, nè i ferri roventi, nè l’ira dei torturatori, che si incrudelivano ancor di più, per non essere disprezzati da una donna, riuscirono a convincerla a smettere di negare le accuse che le venivano rivolte. così il primo giorno di interrogatorio passò senza risultati. Il giorno dopo, mentre veniva portata su una portantina- infatti non era in grado di reggersi in piedi, con gli arti spezzati – alle solite torture, mise il collo dentro il cerchio della fascia che si era levata dal petto, dopo averlo stretto come un laccio alla spalliera della sedia e, sforzandosi col peso del corpo con quel poco di vita che le rimaneva, morì, proteggendo, lei, donna schiava affrancata, con un esempio davvero illustre in una situazione così importante, uomini estranei e pressochè sconosciuti, mentre uomini liberi, cavalieri e senatori romani, non ancora toccati dalle torture, tradivano ciascuno i propri parenti più cari.

Testo originale

LVII. Atque interim Nero recordatus Volusii Proculi indicio Epicharin attineri ratusque muliebre corpus impar dolori tormentis dilacemri iubet. At illam non uerbera, non ignes, non ira eo acrius torquentium ne a femina spemerentur, peruicere quin obiecta denegaret. Sic primus quaestionis dies contemptus. Postero cum ad eosdem cruciatus retraheretur gestamine sellae ( nam dissolutis membris insistere nequibat ), uinclo fasciae, quam pectori detraxerat, in modum laquei ad arcum sellae restricto indidit ceruicem et corporis pondere conisa tenuem iam spiritum expressit, clariore exemplo libertina mulier in tanta necessitate alienos ac prope ignotos protegendo, cum ingenui et uiri et equites Romani senatoresque intacti tormentis carissima suorum quisque pignorum proderent.