Gensil’s Weblog

Il blog con un occhio nero e l’altro blu

Preghiera in Gennaio febbraio 10, 2009

Filed under: Uncategorized — gensil @ 7:33 pm

Annunci
 

sangue ancora settembre 19, 2008

Filed under: Uncategorized — gensil @ 7:26 am

Al Duomo aspettano il “miracolo” del sangue..

e intanto ancora sangue nella nostra terra…

Quella di ieri mi ha fatto ORRORE più di tutto..

http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria/caserta-sparatoria.html

 

Fra tutte, quella transitiva è la più carina settembre 13, 2008

Filed under: Uncategorized — gensil @ 12:23 am

E’ notte fonda e io gironzolo ancora per casa, quindi, perdonate la punteggiatura selvaggia e confusa! Ho perso il sonno, “oscillo al canto” di Paolo Conte (mannaggia, per una vocale!), musica che mi ha regalato il mio amico Mario in questo bel pomeriggio. Brindisi cioccolatoso, abbiamo “transitato” o “transitivitato” a lungo per le vie del centro. Dolce omaggio quello dell’amico Mario, dolce gesto. Mancava il medio proporzionale, ma era con noi. E’ lui, che poi è il mio altro occhio, quello blu, che ha fatto da ponte a quest’esplosione felice di proprietà transitiva. A è amico di B, B è amico di C, allora A è amico di C. Facile no? E allora buona musica a tutti, buoni incontri a tutti, buona proprietà transitiva a tutti! In questo periodo va avanti rapida, anzi che dico, stravolge tutto e tutti, incroci sui blog, contatti miscelati, Porta Vagnu e Caproni, aforismi di Ceronetti e Aristotele, “il caffè è appena arrivato” e Bergonzoni. Scivola nel brillante diario in nero di una molenskine e galoppa a gran velocità, da Roma, spettacolo di cabaret a Trastevere e Trivial Pursuit in serate leggere e spensierate, al concerto di Stefano Bollani, da Londra alla Sardegna passando per Creta, con il magico trio “musone”, e sosta a Saragozza, da Genova, miele, pandolce e cachimela, a Pevugia (con la evve moscia), da feste con antichisti e fimmisti insieme, a tutte le chiacchere in tutti gli autobus del mondo. Evviva Angelino, Evviva la Sita, Evviva la Vita!

 

Epicari settembre 7, 2008

Filed under: Uncategorized — gensil @ 1:39 am

Non so nemmeno io come mi sia venuto in mente questa notte. Avrei voluto scrivere un post sulla Sardegna, terra del cuore, o sulla “prigione eterna di Asterione”, Creta. E invece, a distanza di anni, mi è venuta in mente lei, Epicari. E così ho cercato in fretta i versi. Li ho trovati. E’ stato emozionante rileggerli. Per lei, per Epicari, ma anche perchè mi sono rimbombate nella testa le parole del caro Professor Pasquale Cervo, quando ce li leggeva, con gli occhi azzurri, piccoli e commossi.

Tacito, Annales, Liber XV, 57

La fine di Epicari

E nel frattempo Nerone, quando si ricordò che Epicari veniva tenuta in prigione per l’accusa di Valerio Proculo e pensò che il corpo di una donna non sapesse sopportare bene il dolore, ordinò di torturarla. Ma nè le percosse, nè i ferri roventi, nè l’ira dei torturatori, che si incrudelivano ancor di più, per non essere disprezzati da una donna, riuscirono a convincerla a smettere di negare le accuse che le venivano rivolte. così il primo giorno di interrogatorio passò senza risultati. Il giorno dopo, mentre veniva portata su una portantina- infatti non era in grado di reggersi in piedi, con gli arti spezzati – alle solite torture, mise il collo dentro il cerchio della fascia che si era levata dal petto, dopo averlo stretto come un laccio alla spalliera della sedia e, sforzandosi col peso del corpo con quel poco di vita che le rimaneva, morì, proteggendo, lei, donna schiava affrancata, con un esempio davvero illustre in una situazione così importante, uomini estranei e pressochè sconosciuti, mentre uomini liberi, cavalieri e senatori romani, non ancora toccati dalle torture, tradivano ciascuno i propri parenti più cari.

Testo originale

LVII. Atque interim Nero recordatus Volusii Proculi indicio Epicharin attineri ratusque muliebre corpus impar dolori tormentis dilacemri iubet. At illam non uerbera, non ignes, non ira eo acrius torquentium ne a femina spemerentur, peruicere quin obiecta denegaret. Sic primus quaestionis dies contemptus. Postero cum ad eosdem cruciatus retraheretur gestamine sellae ( nam dissolutis membris insistere nequibat ), uinclo fasciae, quam pectori detraxerat, in modum laquei ad arcum sellae restricto indidit ceruicem et corporis pondere conisa tenuem iam spiritum expressit, clariore exemplo libertina mulier in tanta necessitate alienos ac prope ignotos protegendo, cum ingenui et uiri et equites Romani senatoresque intacti tormentis carissima suorum quisque pignorum proderent.

 

I baobab luglio 10, 2008

Filed under: Uncategorized — gensil @ 12:39 pm

Ho trovato riportato in molti blog il pezzo sui baobab da “Il piccolo principe”, e lo riporto qui animata dal sentimento dell’urgenza. I baobab, sono anni che l’occhio blu me li disegna.

Occhio nero


Ogni giorno imparavo qualche cosa sul pianeta, sulla partenza sul viaggio. Veniva da sé, per qualche riflessione.
Fu cosi che al terzo giorno conobbi il dramma dei baobab.
Anche questa volta fu merito della pecora, perché bruscamete il piccolo principe mi interrogò, come preso da un grave dubbio:
“E proprio vero che le pecore mangiano gli arbusti?”
“Si, vero”.
“Ah! Sono contento”.
Non capii perché era cosi importante che le pecore mangiassero gli arbusti. Ma il piccolo principe continuò:
“Allora mangiano anche i baobab?”
Feci osserare al piccolo principe che i baobab non sono degli arbusti, ma degli alberi grandi come chiese e che se anche avesse portato con sé una mandria di elefanti, non sarebbe venuto a capo di un solo baobab.
L’idea della mandria di elefanti fece ridere il piccolo principe:
“Bisognerebbe metterli gli uni su gli altri…”
Ma osservò saggiamente:
“I baobab prima di diventare grandi cominciano con l’essere piccoli”.
“E esatto! Ma perché vuoi che le tue pecore mangino i piccoli baobab?”
“Be’ ! Si capisce”, mi rispose come se si trattasse di una cosa evidente. E mi ci volle un grande sforzo d’intelligenza per capire da solo questo problema.
Infatti, sul pianeta del piccolo principe ci sono, come su tutti i pianeti, le erbe buone e quelle cattive. Di conseguenza: dei buoni semi di erbe buone e dei cattivi semi di erbe cattive. Ma i semi sono invisibili. Dormono nel segreto della terra fino a che all’uno o all’ altro pigli la fantasia di risvegliarsi. Allora si stira, e sospinge da principio timidamente verso il sole un bellissimo ramoscello inoffensivo. Se si tratta di un ramoscello di ravanello o di rosaio, si puo lasciarlo spuntare come vuole.
Ma se si tratta di una pianta cattiva, bisogna strapparla subito, appena la si e riconosciuta. C’erano dei terribili semi sul pianeta del piccolo principe: erano i semi dei baobab. Il suolo ne era infestato. Ora, un baobab, se si arriva troppo tardi, non si riesce piu a sbarazzarsene. Ingombra tutto il pianeta. Lo trapassa con le sue ragici. E se il pianeta e troppo piccolo e i baobab troppo numerosi, lo fanno scoppiare.
“E una questione di disciplina”, mi diceva piu tardi il piccolo principe. “Quando si ha finito di lavarsi al mattino, bisogna fare con cura la pulizia del pianeta. Bisogna costringersi regolarmente a strappare i baobab apena li si distingue dai rosai ai quali assomigliano molto quando sono piccoli. E ‘un lavoro molto noioso, ma facile”.
E un giorno mi consigliò di fare un bel disegno per far entrare bene questa idea nella testa dei bambini del mio paese.
“Se un giorno viaggeranno”, mi diceva, “questo consiglio gli potrà servire. Qualche volta e senza inconvenienti rimettere a piu tardi il proprio lavoro. Ma se si tratta dei baobab è sempre una catastrofe. Ho conosciuto un pianeta abitato da un pigro. Aveva trascurato tre arbusti…”
E sull’indicazione del piccolo principe ho disegnato quel pianeta. Non mi piace prendere il tono moralista. Ma il pericolo dei baobab è cosi poco conosciuto, e i rischi che correrebbe chi si smarrisse su un asteroide, così gravi, che una volta tanto ho fatto eccezione.
E dico: “Bambini! Fate attenzione ai baobab!” E per avvertire i miei amici di un pericolo che hanno sempre sfiorato, come me stesso, senza conoscerlo, ho tanto lavorato a questo disegno. La lezione che davo, giustificava la fatica. Voi mi domanderete forse: Perché non ci sono in questo libro altri disegni altrettanto grandiosi come quello dei baobab? La risposta e molto semplice: Ho cercato di farne uno, non ci sono riuscito. Quando ho disegnato i baobab ero animato da sentimento dell’urgenza.
 

L’ora più solare per me (Alda Merini) giugno 28, 2008

Filed under: Uncategorized — gensil @ 7:41 am

L’ora più solare per me
quella che più mi prende il corpo
quella che più mi prende la mente
quella che più mi perdona
è quando tu mi parli.

Sciarade infinite,
infiniti enigmi,
una così devastante arsura,
un tremito da far paura
che mi abita il cuore.

Rumore di pelle sul pavimento
come se cadessi sfinita:
da me si diparte la vita
e d’un bianchissimo armento io
pastora senza giudizio
di te amor mio mi prendo il vizio.

Vizio che prende un bambino
vizio che prende l’adolescente
quando l’amore è furente
quando l’amore è divino.

 

LuNapoli giugno 18, 2008

Filed under: Uncategorized — gensil @ 7:44 am

Quasi quasi mi ci faccio consolare da questa città.

Quasi quasi mi lascio andare.

Mi lascio abbracciare da questa festa, cullare da questa luna con la sua striscia di nuvole.

Stasera sono rimasta bloccata per più di 2 ore nel bagno della stanza. Senza aria e, a tratti, senza luce, per evitare che la ventola coprisse le mie richieste d’aiuto. Inutili. Mi sono liberata da sola con un campioncino di profumo. La porta si è aperta e io grondavo di sudore..potrei scrivere un libro su quel momento.. Ora sono un pò rintronata. Non ho fatto molti gesti. Mi fanno male tutte le ossa e il fianco destro che sbattevo contro la porta.

E allora penso a tante cose, mi sono venute in mente tante cose, situazioni.

Trappole.

Libertà.

Ora sono libera di guardare questa luna splendida, guardare i tetti di Napoli. Si sentono risa e allegria e anche botti. L’Italia vince. Io sempre straniera con il cuore rigido in questa città senza misure. Ora no. Ora mi lascio andare alla sua vita, ai suoi suoni. Apro il cuore alle sue pulsazioni. Stasera non sono più estranea.

Stasera questa libertà me la godo e mi ci ubriaco.

Sempre e per sempre lotterò per non farla andare via.

Occhio nero